Ministero della salute

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LINEE GUIDA PROBIOTICI E PREBIOTICI

CAMPO DI APPLICAZIONE
Le presenti linee guida si applicano ai prodotti commercializzati in Italia come alimenti[1] o integratori
alimentari che si prefiggono lo scopo di migliorare lo stato di salute del consumatore attraverso un
insieme di effetti aggiuntivi alle normali funzioni nutrizionali. Questi effetti aggiuntivi possono essere
ottenuti mediante l’azione di batteri selezionati allo scopo (probiotici) e/o di sostanze in grado di
promuovere la crescita di specifici gruppi batterici (prebiotici).
1) Si veda il Reg. 178/2002 del 28 Gennaio 2002; per la definizione di farmaco citato in quest’ultima
norma si rimanda alla Direttiva 2004/27/CE a modifica della precedente direttiva 2001/83/CE

DEFINIZIONI:

PROBIOTICO
Microrganismi vivi e vitali che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati, in adeguate
quantità (2), come parte di un alimento (3) o di un integratore. L’identificazione dei microrganismi
probiotici deve avvenire secondo le raccomandazioni elencate nella Sezione “Identificazione di specie
e ceppi probiotici “ di questo documento.
2) Questa definizione è quella adottata dall’Expert Consultaion FAO/WHO, 2001. Benché tale documento
consideri la definizione ai soli fini del documento stesso, si ritiene opportuno adottarla nell’ambito delle
presenti Linee Guida.
3) Compresa l’acqua

ALIMENTO/INTEGRATORE CON PROBIOTICO
Alimenti/integratori, che contengano, in numero sufficientemente elevato, microrganismi probiotici in
grado di raggiungere l’intestino, moltiplicarsi ed esercitare una azione benefica per lo stato di
salute/benessere dell’uomo.
La definizione di alimento o integratore con probiotico si applica ai prodotti che seguano il processo per la
valutazione illustrato nell’All.1 di queste linee guida.
La definizione di alimento (integratore) con probiotico prevede anche le interazioni fra il microrganismo
probiotico e la matrice alimentare o gli eccipienti o altri ingredienti; l’azione benefica deve quindi essere
specificamente dimostrata utilizzando il prodotto pronto per il consumo (vedi All.1).

PREBIOTICO
Prebiotico è una sostanza di origine alimentare non digeribile che, se somministrata in quantità adeguata,
porta beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più
batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al prebiotico.

ALIMENTO/INTEGRATORE CON PREBIOTICO
Alimenti/integratori con prebiotico sono quegli alimenti che contengono, in quantità adeguata, molecole
prebiotiche in grado di favorire lo sviluppo di gruppi batterici utili per l’uomo.
La definizione di alimento (integratore etc) con prebiotico si applica ai prodotti che seguono il processo
illustrato nell’All.1 di queste linee guida.

ALIMENTO/INTEGRATORE CON SIMBIOTICO
L’alimento/integratore con simbiotico è costituito dall’associazione di un alimento con probiotico con
alimenti con prebiotici. La definizione di alimento o integratore con simbiotico si applica ai prodotti
che seguono il processo illustrato nell’All.1 di queste linee guida.

MICROORGANISMI E ALIMENTI PROBIOTICI
La letteratura scientifica riporta un sempre maggiore numero di microrganismi considerati probiotici.
Mentre è possibile elencare le specie batteriche cui appartengono i ceppi batterici attualmente studiati e
utilizzati come probiotici, risulta impossibile fornire una lista positiva esaustiva delle specie
potenzialmente probiotiche. E’ inoltre importante ricordare che la maggior parte dei ceppi batterici con
una dimostrata efficacia probiotica e sicurezza d’uso appartiene ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium.
La letteratura scientifica evidenzia una specificità di ceppo nelle caratteristiche probiotiche.
Benché la specificità di ceppo non sia ancora solidamente provata (AFSSA, 2005) si ricorda come la quasi
totalità dei lavori pubblicati, nonché i due documenti FAO/WHO (2001, 2002) ritengono fondamentale la
selezione dei microrganismi probiotici a livello di ceppo.
La scelta dei ceppi deve avvenire attraverso un processo di selezione rivolto ad assicurare l’identità
tassonomica, le principali caratteristiche fenotipiche, la sicurezza, l’efficacia. (All.1 e paragrafo
“Identificazione di specie e ceppi probiotici”).
Ciò premesso, in accordo con quanto raccomandato dai documenti FAO/WHO (2001, 2002), le presenti
linee guida condividono le indicazioni relative alla necessità di identificare e caratterizzare i microrganismi
probiotici a livello di specie e di ceppo mediante tecniche di genetica molecolare oltre che con altre
metodiche adeguate.

CARATTERISTICHE DEI MICRORGANISMI PROBIOTICI
I microrganismi, per essere considerati probiotici devono soddisfare i seguenti requisiti:
• essere sicuri per l’impiego nell’uomo; a tale proposito un utile riferimento potranno essere i
criteri che verranno emanati a cura della European Food Safety Authority (EFSA) circa
l’adeguatezza delle conoscenze disponibili. In ogni caso, oltre ad eventuali ulteriori criteri che
EFSA considererà opportuno inserire, i microrganismi probiotici non devono essere portatori
di antibiotico-resistenze acquisite e/o trasmissibili;
• essere attivi e vitali a livello intestinale in quantità tale da giustificare gli eventuali effetti
benefici osservati in studi di efficacia;
• essere in grado di persistere e moltiplicarsi nell’intestino umano;
• essere in grado di conferire un beneficio fisiologico dimostrato secondo i criteri riportati in
All.1.

IDENTIFICAZIONE DI SPECIE E CEPPI PROBIOTICI
L’accertamento della posizione tassonomica costituisce un aspetto di grande importanza in quanto, con la
messa a punto di nuovi prodotti probiotici, vi è la diffusione di ceppi batterici con specifiche proprietà dei
quali occorre avere una precisa conoscenza. Per molto tempo la tassonomia fenotipica ha rappresentato
la base per la classificazione di specie lasciando sempre però incertezza e quindi difficoltà di
interpretazione, in particolare nei riguardi della caratterizzazione dei biotipi.
Un grosso passo avanti è stato compiuto con l’ampliamento delle conoscenze di biologia molecolare in
particolare per quanto concerne l’introduzione di tecniche per lo studio del DNA batterico.
L’integrazione della caratterizzazione fenotipica con quella genotipica consente oggi di poter operare con
buona rispondenza e deve essere considerata un requisito fondamentale per l’immissione in commercio di
alimenti probiotici.
Lo sviluppo dello schema identificativo che segue, pur non essendo esaustivo, può costituire una valida
articolazione operativa.
Caratterizzazione fenotipica
Ricorrendo alla determinazione:
• del profilo fermentativo dei carboidrati
• del profilo dell’attività enzimatica
• della natura degli isomeri dell’acido lattico prodotti
Caratterizzazione genetica
Si può ottenere mediante l’applicazione di diverse metodiche, in particolare per la determinazione della
specie di appartenenza:
• Ibridazione degli acidi nucleici
• REA (Restriction Endonuclease Analysis)
• ARDRA (Amplified Ribosomal DNA Restriction Analysis)
• Sequenziamento del DNA codificante per il 16S rRNA
• Ribotipizzazione manuale o automatizzata
mentre per la tipizzazione a livello di ceppo batterico si può ricorrere a:
PFGE (Pulse Field Gel Electrophoresis)
RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA)-PCR
ERIC (Enterobacterial Ripetitive Intergenic Consensus)
AFLP (Amplified Fragment Length Polymorphism)
Dato il rapido evolversi delle metodologie molecolari, quanto sopra si deve ritenere un elenco non
esaustivo e suscettibile di modifiche o integrazioni.
Inoltre, seguendo quanto suggerito nei documenti FAO/WHO (2001, 2002), si raccomanda:
l’impiego della nomenclatura tassonomica riconosciuta dalla International Union of Microbiological
Societies; il deposito dei ceppi in Collezioni Internazionali con lo status di IDA4 (collezioni internazionali di
ceppi batterici) al fine di garantirne la disponibilità al mondo scientifico.
Alla luce della ceppo-specificità dell’azione probiotica, si raccomanda di mantenere inalterata la
composizione dei prodotti a livello di ceppo.
Inoltre, si raccomanda che, all’atto della notifica degli alimenti e degli integratori di cui al presente
documento, il richiedente indichi il metodo analitico utilizzato per la numerazione del/dei
microorganismo/i probiotico/i specificando sia la metodica per l’enumerazione che quella utilizzata per la
caratterizzazione genetica.

ATTIVITA’ PROBIOTICHE E QUANTITA’ DI BATTERI LATTICI NECESSARIE PER OTTENERE
UN’AZIONE PROBIOTICA
L’evoluzione delle conoscenze relative alle attività probiotiche è rapidissima, testimoniata dal numero di
nuove recensioni che appaiono nelle banche dati tipo Medline.
Da notare come le attività di diversi ceppi microbici probiotici sono state considerate da alcune meta
analisi (Elmer et al, 1996, Van Niel et al, 2002, Huang et al, 2002, Cremonini et al, 2002, D'Souza et al,
2002, Szajewska e Mrukowiz, 2003, Szajewska e Mrukowiz, 2005) da due documenti FAO/WHO
(2001,2002) da un documento della Società Europea di Gastroenterologia Pediatrica, Epatologia e
Nutrizione (ESPGHAN) (Agostoni et al, 2004) da un dossier AFSSA (2005).
In particolare tutte le 7 meta analisi sopra citate hanno evidenziato una positiva azione dei probiotici nel
ridurre i tempi di recupero da diarrea indotta da terapie con antibiotici.v Diversi di questi documenti
suggeriscono l’importanza della dose somministrata ai fini di ottenere un effetto positivo; tale importanza
è anche implicita nella definizione stessa di probiotico.
E’ impossibile poter fornire su questo punto indicazioni precise perché sono molti i fattori che influenzano
l’attività dei ceppi probiotici una volta ingeriti; fra questi possiamo ricordare:
4 IDA4= International Depository Authority; sono le collezioni di ceppi batterici riconosciute a livello
internazionale.
la specie di microrganismo impiegato;
le caratteristiche probiotiche del ceppo scelto;
lo stato di vitalità del ceppo al momento del suo utilizzo.
Da un punto di vista generale, sulla base della recente letteratura, si può ritenere che la quantità
sufficiente per ottenere una temporanea colonizzazione sia di almeno 109 cellule vive per giorno e per
persona adulta. Tale quantità di cellule deve essere presente nella porzione/posologia giornaliera
dell’alimento/integratore. Dosi giornaliere diverse possono essere accettate, se comprovate da specifici
studi.
Si sottolinea inoltre l’esigenza di garantire al consumatore al termine della shelf life una quantità di
cellule microbiche vive almeno pari a quella utilizzata per le prove di efficacia. Le indicazioni in etichetta
devono riferirsi alla dose minima garantita, nelle condizioni di conservazione indicate, alla fine della shelf
life; questa quantità non deve essere significativamente diversa da quella utilizzata per le prove di
efficacia. Si sottolinea come il riscontro analitico di una quantità di cellule batteriche vive possa richiedere
l’uso di specifici metodi d’analisi, diversi da specie a specie.

SICUREZZA DEI BATTERI PROBIOTICI
Non si ritiene necessaria una caratterizzazione della sicurezza a livello di ogni singolo ceppo qualora
appartengano a specie per cui sia disponibile un sufficiente corpo di conoscenze, così come definito dai
documenti EFSA preparatori all’introduzione nell’Unione Europea dello status di QPS per alcuni gruppi
batterici. Unica eccezione riguarda la determinazione del profilo delle antibiotico-resistenze che andrà
determinato per ogni singolo ceppo microbico utilizzato, al fine di escludere la presenza di antibiotico
resistenze acquisite e anche solo potenzialmente trasmissibili. Sempre ai fini della determinazione della
sicurezza si ribadisce la necessità di una identificazione tassonomica su base genetica, almeno a livello di
specie, e la necessità di mantenere inalterata la presenza dei ceppi nei prodotti. L’introduzione in un
prodotto di nuovi ceppi microbici, sia pure appartenenti alla stessa specie, richiederà una nuova
valutazione della sicurezza e dell’efficacia.

CARATTERISTICHE DEI PREBIOTICI
La definizione di prebiotico si basa sulla non-digeribilità e fermentescibilità selettiva da parte di alcuni
gruppi batterici, senza porre limiti alla natura chimica, anche se la maggior parte dei prebiotici utilizzati
sono carboidrati.
I dati al momento disponibili sembrerebbero indicare che il grado di polimerizzazione e il tipo di legame
dei monomeri, all’interno di prebiotici dello stesso gruppo biochimico, possano avere un profondo influsso
sulla efficacia dell’azione prebiotica (Crittenden & Payne, 1996; Grizard & Barthomeuf, 1999; Frank et al.,
2002), anche se esistono eccezioni.
Gli ingredienti prebiotici, anche all’interno della stessa famiglia biochimica, sono spesso formati da più
composti, diversi fra loro non solo per il grado di polimerizzazione ma anche per la tecnologia produttiva
utilizzata (ad es. si possono ottenere i fruttani sia per idrolisi enzimatica che per estrazione; i due
processi produttivi portano ad avere una miscela di prodotti finali diversa a secondo del processo
produttivo).
Questa diversità ha riscontro anche nella diversa utilizzazione di queste sostanze da parte dei batteri
intestinali (Roberfroid et al., 1998, Perrin et al., 2002, Kaplan et Hutkins, 2000, 2003).
Quanto sopra comporta che l’esatta natura chimica (incluso il grado di polimerizzazione) debba essere
riportata nel prodotto. Inoltre, i risultati ottenuti con un ingrediente prebiotico non possono essere in
alcun modo estrapolati per un altro prebiotico, anche se della stessa classe biochimica.

ATTIVITA’ PREBIOTICHE E QUANTITA’ NECESSARIA PER OTTENERE UN’AZIONE PREBIOTICA
Molti studi (per una rassegna si vedano i due documenti ESPGHAN (Aggett et al, 2003, Agostoni et al,
2004), il dossier AFSSA (2005) e il report finale del progetto dell’Unione Europea denominato ENDO (Van
Loo et al,1999) riportano la rilevanza della dose giornaliera per ottenere un’efficacia prebiotica. Il
riferimento al termine prebiotico non può quindi prescindere dalla dose veicolata, all’interno di un
consumo giornaliero “normale” e deve essere supportato, a somiglianza di quanto detto per i prodotti
probiotici, da specifici studi.

SICUREZZA DEI PREBIOTICI
Mentre per alcuni prebiotici si è già in possesso di studi di sicurezza, questo non può essere
automaticamente esteso a tutti gli ingredienti ad azione prebiotica. L’azione di ingredienti prebiotici di
nuova introduzione dovrà inoltre essere comprovata da adeguati studi microbiologici, che verifichino
l’assenza di azione stimolante su batteri patogeni e su patogeni opportunisti presenti nell’intestino
umano.
1
ALLEGATO 1
PROCESSO PER LA VALUTAZIONE DEI PROBIOTICI, ALIMENTI CON PROBIOTICI,
PREBIOTICI, ALIMENTI CON PREBIOTICI, ALIMENTI CON SIMBIOTICI
1. Probiotici: identificazione tassonomica corretta e condotta con tecniche adeguate della specie e
del ceppo
Deposito in una Collezione Internazionale con lo status di IDA
1.Prebiotici: identificazione biochimica e del grado di polimerizzazione; se miscele, identificazione
dei rapporti fra le miscele
2.Caratterizzazione “funzionale” sia in vitro che nel
modello animale
4. Dimostrazione di una attività funzionale in umana ottenuta mediante almeno uno studio di
efficacia (preferibilmente due, di cui uno condotto da un gruppo indipendente randomizzato, in
doppio cieco e controllato) su di un campione adeguato di soggetti
5. Adeguate informazioni in etichetta relative all’ingrediente probiotico/prebiotico/simbiotico
3.Valutazione di sicurezza; determinazione
antibiotico-resistenza
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